Sabato ho sciato.
Ho preso la seggiovia da sola, un po' timorosa nei gesti, ma con un sorriso ebete stampato in faccia.
Sono arrivata su e ho seguito la freccia che indicava una pista rossa "la favolosa", come resisterle?
Effettivamente è stata favolosa.
Sono arrivata a un bivio, due frecce, una indicava una pista rossa, che sarebbe arrivata dove c'erano i miei bambini e la miadolcemetàtutadunpezzo a giocare con loro in mia attesa, dall'altra una pista nera "delle gemelline" che mi avrebbe riportato ai piedi di quella seggiovia pronta per un'altra pista, sola.
Ho fatto la nera, ero sola.
La neve appena battuta, altri due o tre sciatori erano passati prima di me, ne incrociavo le scie.
Sono andata veloce, veloce come quando ero bambina e a scuola sci mi chiamavano speedy gonzales.
Sono scesa veloce e inseguivo il mio sorriso.
Sono risalita e ridiscesa ad inseguire il mio sorriso, la libertà che spesso mi manca.
Sono stata egoista per un'ora e quel sano egoismo è stata la cosa migliore che potessi fare per tutti.
Sono la regina del senso del dovere e del senso di colpa, metterli a tacere è difficile e quando ci riesco è sempre bene approfittarne.
E' anche questo è stato un'esempio di serendipity, cercando la mia felicità mi sono imbattuta in quella di tutta la mia famiglia, che è sopravvissuta e anzi si è rinsaldata senza di me, più che se avessi scelto pensando solo a loro.
Grazie gemelline.
Come una donna con due figli sopravvive all'inatteso arrivo di un lavoro fisso
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lunedì 23 febbraio 2015
mercoledì 18 febbraio 2015
Ci sono cose che non si dicono ...
Ieri mattina ho portato chiccodigrano in ufficio, colorava alla scrivania enorme delle riunioni, con i suoi piedi penzoloni sulla sedia girevole, ogni tanto veniva a darmi un bacio, a mostrarmi un disegno, ha frugato nei cassetti e si è portato a casa una scheda elettronica, un connettore neon, dei post-it (e anche un regalo dai capi) come se fossero dei segreti tesori.
Il suo sorriso, il mio sorriso ... aria pura.
Poi sono riuscita anche a strappare mezz'ora solo per me prima di tornare a casa ...
Sono arrivata a casa alle 19 e papaverina era in braccio al suo papà nervosa, col broncio, sfinita, mi ha guardato, mi ha visto ... ha chiuso gli occhi e si è addormentata ...
Adoro quella bambina, è parte di me, di noi ... è un vulcano e riempie la casa dal momento in cui si sveglia a quello in cui si addormenta.
Ora inizia la parte che non si dice ... quindi se volete fermatevi qui.
Ogni tanto però un po' di vuoto in casa regala respiro ed appartenenza a sé.
Dalle 19 alle 21:30 ho potuto:
- parlare con lamiadolcemetàtuttadunpezzo senza essere interrotta ogni 10 secondi;
- cucinare un risotto con due mani, senza lei fra le braccia;
- leggere una favola a chiccodigrano senza essere interrotta ogni 5 secondi con domande tipo "e questa chi è? ", "ma lo sai che oggi a scuola ho detto la poesia?";
- cucinare le polpette per oggi senza assistenti cuochi, e solo uno fra i due (lasciando sottilmente capire chi fra i due) spalma più carne macinata sul muro che nella pentola;
- dire a bassa voce alla mia dolcemetatuttadunpezzo "non si dicono queste cose, ma lo senti che pace?";
- mangiare senza l'arrivo dell'idrovora dal salotto che dice con sguardo furbissimo "cosa state mangiando?", "posso avere un pochino?", "è buono mamma", "ancora", "ancora", "ancora";
- sentire un telegiornale;
- riparlare con la miadolcemetàtuttadunpezzo ;
- vedere" un posto al sole";
- pulire la cucina senza lei a rotolarsi fra i miei pied.
Ho letto favole per almeno 40 minuti, si è spalmata addosso senza lasciarmi il fiato, l'ho coccolata, le ho chiesto di raccontarmi della sua giornata, ha cantato una canzone senza senso da lei composta e mi ha fatto l'imitazione di babbonatale più comica del mondo.
L'ho amata di un amore gioioso.
Avevamo fatto spazio.
Non è una questione di età, è una questione di personalità (e voglio essere gentile a chiamarla così).
Le personalità così invadono e mettono a ferro e fuoco il mondo.
Come le dico sempre la sera mentre dorme all'orecchio, lei è una forza della natura e il mondo sarà suo.
Sono fiera di lei e sono la donna più fortunata del mondo ad averla, ancora di più se ogni tanto mi lascia respirare al mio ritmo, ma ciò non toglie che mia figlia è un'adorabile, incredibile rompipalle.
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mercoledì 17 settembre 2014
Acqua
Nuotavo.
Non ero brava, avevo il fiatone dopo due vasche, arrancavo, cercavo scuse per fermarmi a bordo vasca prima di ripartire, maledicevo il freddo, la preparazione, i capelli lunghi e il dovere stare attenta a non mettere i piedi nudi a terra ... ma quanto era bello.
Squash, silenzio, rumore, silenzio, rumore, silenzio, rumore alternarsi quieti.
Magari eravamo tanti in corsia e non tutti avevano il mio ritmo, ma chi se ne frega, metti la testa sotto e silenzio, pensieri e silenzio, e te ne freghi anche che ti superino.
Facevo nuoto qui, nella piscina comunale del mio quartiere.
A inizio stagione lo odiavo.
Poi appena avevo fatto il fiato arrivava il freddo e quindi lo odiavo di nuovo.
Poi passava il freddo e arrivava la folla e lo odiavo ancora.
Poi arrivava l'estate e anche se era sera entrava la luce del sole dalle finestre e quindi la piscina chiudeva per l'estate e l'odiavo di nuovo, perchè andavano via il silenzio, il suo alternarsi col rumore, andava via il fiatone, andavano via i pensieri.
Un paio di anni ci andammo noi 2, ma a turni separati perchè sennò mancava l'aria, ma era bello salutarsi a bordo vasca, a volte lui mi faceva la sorpresa e mi aspettava e salivamo sul motorino insieme.
Un anno ci andammo noi 4, all'ultimo turno. A un certo punto una corsia si liberava del tutto e potevamo migrare là e nuotare come se fossimo state in spiaggia d'estate, ma era febbraio e fuori faceva un freddo cane.
Una sapeva davvero nuotare, una aveva riccissimi capelli di cavallo che non si sarebbero asciugati mai e una era l'unica che si ricordava la crema e la usavamo tutte.
Uscivamo da lì strette strette con la scusa del freddo contando le calorie bruciate e decidendo di conseguenza il panino da mangiare.
Alla fine vinceva sempre il binario1, lo mangiavamo, bevevamo una birra e ci infilavamo di corsa sotto terra a prendere l'ultima metro, le vedevo sparire sotto ad una scala mobile: io mi muovevo in direzione di casa dei miei, due verso casa loro e la riccia andava da lui.
Lui l'ha portata via dal binario 1 e l'ha fatta arrivare in Francia, dove poi l'ho raggiunta e ho continuato a nuotare con lei per un anno.
Lì in Francia non si vergognano di niente, nuotavano con le pinne, con la maschera e il tubo, con i boxer e non sempre si asciugavano i capelli loro.
Poi ci mettevamo in macchina, a volte guidavo io per imparare e lasciavamo le silenziose strade di Nizza, che sembrava notte fonda anche se erano le 21 e facevamo la moyenne corniche e lei mi lasciava in piazzetta, mi baciava e tornava da lui, io scendevo le mie scale e arrivavo a casa mia, silenziosa come mai sarà più una casa mia.
Un po' di tempo fa lei mi ha raccontato che il sabato mattina ci portava le sue due bimbe a nuotare nella nostra piscina.
Io ieri ci ho portato mio figlio a nuotare nella nostra piscina.
Lui rideva come lo vedo ridere sicuro solo in acqua.
Sì è vero, verrà l'inverno, a volte si annoierà e dovrò tirarlo per i capelli fin dentro alla piscina, poi non vorrà asciugare i capelli bene e sarà una lotta, ma ieri era così bello lui dentro l'acqua, che a momenti avrei aperto la finestra da dietro alla quale lo guardavo, avrei scavalcato il muretto, avrei spinto via l'istruttore che lo aveva condotto per mano sotto alla doccia e mi sarei buttata vestita anche io nell'acqua.
Poi in realtà non sarei andata da lui così bello, lo avrei ignorato e avrei raggiunto quella corsia stranamente vuota e lì avrei trovato l'acqua e solo silenzio, rumore, silenzio, rumore, silenzio e rumore.
Non ero brava, avevo il fiatone dopo due vasche, arrancavo, cercavo scuse per fermarmi a bordo vasca prima di ripartire, maledicevo il freddo, la preparazione, i capelli lunghi e il dovere stare attenta a non mettere i piedi nudi a terra ... ma quanto era bello.
Squash, silenzio, rumore, silenzio, rumore, silenzio, rumore alternarsi quieti.
Magari eravamo tanti in corsia e non tutti avevano il mio ritmo, ma chi se ne frega, metti la testa sotto e silenzio, pensieri e silenzio, e te ne freghi anche che ti superino.
Facevo nuoto qui, nella piscina comunale del mio quartiere.
A inizio stagione lo odiavo.
Poi appena avevo fatto il fiato arrivava il freddo e quindi lo odiavo di nuovo.
Poi passava il freddo e arrivava la folla e lo odiavo ancora.
Poi arrivava l'estate e anche se era sera entrava la luce del sole dalle finestre e quindi la piscina chiudeva per l'estate e l'odiavo di nuovo, perchè andavano via il silenzio, il suo alternarsi col rumore, andava via il fiatone, andavano via i pensieri.
Un paio di anni ci andammo noi 2, ma a turni separati perchè sennò mancava l'aria, ma era bello salutarsi a bordo vasca, a volte lui mi faceva la sorpresa e mi aspettava e salivamo sul motorino insieme.
Un anno ci andammo noi 4, all'ultimo turno. A un certo punto una corsia si liberava del tutto e potevamo migrare là e nuotare come se fossimo state in spiaggia d'estate, ma era febbraio e fuori faceva un freddo cane.
Una sapeva davvero nuotare, una aveva riccissimi capelli di cavallo che non si sarebbero asciugati mai e una era l'unica che si ricordava la crema e la usavamo tutte.
Uscivamo da lì strette strette con la scusa del freddo contando le calorie bruciate e decidendo di conseguenza il panino da mangiare.
Alla fine vinceva sempre il binario1, lo mangiavamo, bevevamo una birra e ci infilavamo di corsa sotto terra a prendere l'ultima metro, le vedevo sparire sotto ad una scala mobile: io mi muovevo in direzione di casa dei miei, due verso casa loro e la riccia andava da lui.
Lui l'ha portata via dal binario 1 e l'ha fatta arrivare in Francia, dove poi l'ho raggiunta e ho continuato a nuotare con lei per un anno.
Lì in Francia non si vergognano di niente, nuotavano con le pinne, con la maschera e il tubo, con i boxer e non sempre si asciugavano i capelli loro.
Poi ci mettevamo in macchina, a volte guidavo io per imparare e lasciavamo le silenziose strade di Nizza, che sembrava notte fonda anche se erano le 21 e facevamo la moyenne corniche e lei mi lasciava in piazzetta, mi baciava e tornava da lui, io scendevo le mie scale e arrivavo a casa mia, silenziosa come mai sarà più una casa mia.
Un po' di tempo fa lei mi ha raccontato che il sabato mattina ci portava le sue due bimbe a nuotare nella nostra piscina.
Io ieri ci ho portato mio figlio a nuotare nella nostra piscina.
Lui rideva come lo vedo ridere sicuro solo in acqua.
Sì è vero, verrà l'inverno, a volte si annoierà e dovrò tirarlo per i capelli fin dentro alla piscina, poi non vorrà asciugare i capelli bene e sarà una lotta, ma ieri era così bello lui dentro l'acqua, che a momenti avrei aperto la finestra da dietro alla quale lo guardavo, avrei scavalcato il muretto, avrei spinto via l'istruttore che lo aveva condotto per mano sotto alla doccia e mi sarei buttata vestita anche io nell'acqua.
Poi in realtà non sarei andata da lui così bello, lo avrei ignorato e avrei raggiunto quella corsia stranamente vuota e lì avrei trovato l'acqua e solo silenzio, rumore, silenzio, rumore, silenzio e rumore.
lunedì 17 febbraio 2014
Tre cose che ho imparato questo weekend
- Un venerdì concluso con festa ballereccia e rientro alle 3 da sbronzi non è compatibile con un risveglio alle 8:30 del sabato con due marmocchi urlanti e pieni di energie per casa.
- Una bimba di 10 kg nel marsupio ed uno di 15 kg nel passeggino sono troppo per il tuo corpo di ultratrentenne che già ha esagerato ballando ad una festa il giorno prima.
- Dare un po' di libertà a chi ami per fargli ricordare che esiste al di là di noi tutti può costare fatica, ma certi sorrisi ripagano più di mille grazie e poi ... sono contagiosi.
venerdì 27 settembre 2013
Zumba
Settimana molto prolifica di post ... ma sto usando il motorino invece dell'auto, ho perso la musica della radio e la possibilità di parlare con amiche e cari, ma ho guadagnato tempo (per un caffè, un acquisto al volo, una chiacchiera con un'amica, un post) e soprattutto tempo silenzioso in cui pensare e far andare alla mente e stamattina pensavo, pensavo e la mia mente è volata fino alla ....
Zumba.
Ieri ho fatto per la prima volta Zumba
Premessa n. 1: io non sono brava a ballare, ancor meno i balli latino-americani e ho dei seri problemi nei movimenti anca-anca bacino-bacino: sono un tronco
Premessa n.2: le tipe che sanno ballare, molto compite nel loro ruolo non mi innervosiscono, anche perchè guardando loro ho la possibilità di non investire le altre imbranate in ultima fila come me e questo mi aiuta; un po' le ammiro, perchè riescono a sbattere il bacino come delle ossesse senza scoppiare a ridere, ed è un talento anche quello e poi ... mi viene da ridere per loro ... e questo aiuta a non odiarle
Premessa fondamentale n. 3: mi piace molto ballare, lo faccio in maniera scoordinata, facendo la cretina, prendendomi moooolto poco sul serio e fregandomene di essere ridicola, cosa che mi veniva meglio, potete immaginare, dopo il secondo cocktail ... ma il mio senso del ridicolo e della vergogna è diminuito ancora di più nel tempo.
Precisazione importante:
IO ADORO BALLARE LA MUSICA TAMARRA
e più la musica è tamarra e piena di unz e tunz e più io ballo e rido, rido molto
Per chi non fosse al passo con le novità nel campo di 'ste cose, la Zumba è una specie di aerobica coreografata con musica e movimenti presi dal mondo latino, afro e dulcis in fundo orientale,
si usa il non plus ultra della musica tamarra.
Ieri sono arrivata a lezione già iniziata, abbandonando senza pietà alcuna lamiadolcemetàtuttadunpezzo con due amichemamme e 5 bimbi scatenati in casa.
La sala era piena, file avanti le tipe molto compite nel loro ruolo, e file dietro qualche imbranatona come me (ovviamente molto giovani, per lo meno loro hanno qualche speranza di riscatto, ma lasciamo stare)
L'istruttore non è malaccio, alto, belloccio, si diverte pure lui ... e anche questo aiuta.
Ho iniziato a muovermi a caso e mentre già ridevo abbastanza al suono di remix ancor più tamarri di musiche già tamarre ...
è iniziata la parte Bollywood
e in quel momento, con la mente alle ore ed ore ed ore trascorse a letto, tv accesa h24, in quell'albergo di Bangalore causa ovvi malesseri indiani, ho deciso che
la ZUMBA è la mia nuova amica!
Zumba.
Ieri ho fatto per la prima volta Zumba
Premessa n. 1: io non sono brava a ballare, ancor meno i balli latino-americani e ho dei seri problemi nei movimenti anca-anca bacino-bacino: sono un tronco
Premessa n.2: le tipe che sanno ballare, molto compite nel loro ruolo non mi innervosiscono, anche perchè guardando loro ho la possibilità di non investire le altre imbranate in ultima fila come me e questo mi aiuta; un po' le ammiro, perchè riescono a sbattere il bacino come delle ossesse senza scoppiare a ridere, ed è un talento anche quello e poi ... mi viene da ridere per loro ... e questo aiuta a non odiarle
Premessa fondamentale n. 3: mi piace molto ballare, lo faccio in maniera scoordinata, facendo la cretina, prendendomi moooolto poco sul serio e fregandomene di essere ridicola, cosa che mi veniva meglio, potete immaginare, dopo il secondo cocktail ... ma il mio senso del ridicolo e della vergogna è diminuito ancora di più nel tempo.
Precisazione importante:
IO ADORO BALLARE LA MUSICA TAMARRA
e più la musica è tamarra e piena di unz e tunz e più io ballo e rido, rido molto
Per chi non fosse al passo con le novità nel campo di 'ste cose, la Zumba è una specie di aerobica coreografata con musica e movimenti presi dal mondo latino, afro e dulcis in fundo orientale,
si usa il non plus ultra della musica tamarra.
Ieri sono arrivata a lezione già iniziata, abbandonando senza pietà alcuna lamiadolcemetàtuttadunpezzo con due amichemamme e 5 bimbi scatenati in casa.
La sala era piena, file avanti le tipe molto compite nel loro ruolo, e file dietro qualche imbranatona come me (ovviamente molto giovani, per lo meno loro hanno qualche speranza di riscatto, ma lasciamo stare)
L'istruttore non è malaccio, alto, belloccio, si diverte pure lui ... e anche questo aiuta.
Ho iniziato a muovermi a caso e mentre già ridevo abbastanza al suono di remix ancor più tamarri di musiche già tamarre ...
è iniziata la parte Bollywood
e in quel momento, con la mente alle ore ed ore ed ore trascorse a letto, tv accesa h24, in quell'albergo di Bangalore causa ovvi malesseri indiani, ho deciso che
la ZUMBA è la mia nuova amica!
venerdì 14 dicembre 2012
Mai così pieno ...
del tempo senza impegni, servizi, mete, cose da fare, da dire, doveri o anche diritti ... insomma del tempo regalato, trovato e da cui ci si fa rapire per fermarsi, muoversi, ripartire e soprattutto per lasciarsi andare, senza freni, paure, altri pensieri ... senza altrove ... il mio nemico più grande è l'altrove.
Mercoledì mi è stato regalato un giorno di ferie, al mattino ho eseguito un po' di doveri: un po' di ordine a casa, i primi regali di Natale, incontri familiari, un po' di spesa ma il pomeriggio ho regalato a me e mio figlio 3 ore di libertà.
Libera, liberi di fare quello che ci andava senza mete, senza impegni, senza doveri; liberi di decidere di saltare il riposino e fare una passeggiata alle 13:30, liberi di esplorare, liberi di prendere un treno senza sapere dove saremmo scesi e poi "scendiamo a una fermata che non conosciamo?" e si scendiamo qui, camminiamo, attraversiamo, "ti prendo in braccio che qui la strada è pericolosa", "mamma stretto stretto", entriamo in questo parco che ci sono le giostrine "Si signora il parco è aperto ma i bambini non ci sono perché fa freddo" ma a noi il freddo ci fa un baffo, mettiamo le manine nel giubbino e possiamo abbracciarci ad un'altalena e io posso far finta di andare in altalena sulla panchina "Più forte, più forte". Posso lasciare la borsa nella casetta senza paura che la prenda qualcuno, posso correre per acchiapparti, posso infilarmi in un tubo di legno, anche se ho la gonna e mi si vedranno le mutandine perché tanto gli unici pazzi al parco con questo freddo siamo noi "Le giostrine sono tutte nostre". "torniamo a casa che fa' freddo?""No mamma torniamo domani sera" ... e il lecca-lecca con cui ti sbrodoli tutto il piumino ma tanto "non fa niente" e davvero niente fa ... "andiamo a vedere i Camion dei pompieri" "non ce la faccio a salire, ma ecco ce la faccio" riprendiamo il treno "uh l'abbiamo perso" ma tanto facciamo un viaggio a vuoto a scendere così vediamo tutte le fermate ... e impariamo il nome di quel treno e quel nome sarà il nostro segreto ... usciamo dal treno e facciamo amicizia con una bambina, la segui, ti metti a correre e subito lei ad inseguirti e dici "mamma portiamo la bimba a casa?" ma lei ha da fare e poi ...
poi siamo quasi arrivati e tu mi dici "Mamma non andiamo a casa"
... e io ti guardo e dico "hai ragione non andiamo ..."
"... andiamo a prendere un po' di caldo in un bar, ti faccio assaggiare la cioccolata calda"
"no calda no la cioccolata fredda"
"facciamo tiepida? Signore ci porta un caffè ed una cioccolata tiepida?"
e poi ti sbrodoli, una maglia quasi da buttare ma anche questo "non fa niente" e niente fa ... hai due anni ... poi le lacrime per il lecca-lecca rotto e mi regalo anche il lusso di ricomprartene un altro anche se forse dovrei insegnarti che quando si rompe una cosa non sempre si può riaggiustare, ma no tu sei stanco e io oggi voglio regalarmi la libertà anche di sbagliare un po' e portare a casa il mio pomeriggio perfetto perché sono questi i giorni che rendono speciale la nostra vita e ci fanno andare avanti quando invece è tutto grigio come oggi.
Sono certi sorrisi a rendere un luogo speciale questo pianeta ... e sapere poi che quei sorrisi li hai tutti dentro e si risvegliano nei tuoi occhi anche dopo ... quando il giorno dopo mi chiedi all'improvviso "mamma come si chiamava il treno?" e io a non capire ... io a prepararmi per andare a lavoro, io nel solito altrove ... e tu "come si chiamava il treno di ieri?" e quando io poi ti rispondo, svelando il nostro segreto tu ridi con tutto te stesso "eccolo il nome! eccolo! L'avevo dimenticato" e il tuo sorriso mi salta nella pancia, la riempie di te e poi tu riesci da lì come hai fatto due anni e mezzo fa e come allora mi lasci un vuoto enorme ... ma mai così pieno, mai così pieno ...
venerdì 11 febbraio 2011
Amo la mia auto

Io non avrei mai immaginato di provare dei sentimenti nei confronti della mia auto, eppure è successo, io e l'ecologista che risiede in me la amiamo alla follia anche se per noi rappresenta il male.
E' successo così, per caso, me ne sono accorta stamattina mentre nel traffico cantavo a squarciagola "I will survive" nella versione dei Cake, lì ho capito di amare la mia auto.
Un tempo andavo al lavoro a piedi, amavo le strade che incontravo, amavo le persone che incrociavo, amavo il mio i-pod, i miei piedi che scendevano scalino dopo scalino (per andare a lavoro scendevo una cifra di scalini), il mare che intravedevo in alcuni punti, il colore di un palazzo preciso, le foglie degli alberi a terra, amavo alla follia quell'attimo di libertà in cui il buonumore del risveglio (se mi capitava 'sta fortuna) veniva nutrito dalle piccole cose belle che una passeggiata può donare.
Ora vado a lavoro in macchina, cammino solo fino al garage: faccio una bella salita carica del mio computer sulle spalle schivando buche e cacche di cane, scendo nel garage venendo frustata dal vento più forte del mondo, entro nell'auto, metto la cintura, chiudo gli sportelli, metto l'auricolare al cell. accendo radio-capital, incontrando i miei amici del mattino e sbam quasi sempre parte la canzone giusta. Guido la mia piccola auto a gpl per le strade, fregandomene dei posti di blocco che fermano i catorci che non dovrebbero circolare alcuni giorni, fregandomene delle piccole lotte con chi è in seconda fila, con chi ti suona se rallenti 5 secondi e con chi vuole mettermi di cattivo umore e ... mi sento libera ... sono sola.
Ora nulla contro la miadolcemetàtuttadunpezzo e nulla contro il mio chiccodigrano, ma da quando è nato, a volte mi capita di non riuscire a stare da sola senza il pensiero di lui neanche durante la doccia (me lo porto con la sdraietta con me) e neanche nello svolgimento di altre più terrene funzioni che si svolgono nella stessa sala da bagno per cui ... quella mezz'ora o più che la mattina trascorro nella mia macchinina tutta sola ha un valore inatteso.
Metto la musica a palla e canto come una dannata fregandomene degli sguardi esterrefatti dei compagni di strada chiusi anch'essi nei loro barattolini. A volte faccio una telefonata ad una vecchia amica e mi ritrovo a ridere e dire scemate come quando avevo 16 anni, xchè si la sera di telefonare non me ne va, perchè poi ho dal vivo i miei ometti a cui voglio dare attenzione.
Insomma quella mezz'ora la amo e amo la mia auto che me la concede, alla sera quando torno a casa l'idillio fra noi è reso più difficile dalla stanchezza associata alla giornata, dal pensiero di chiccodigrano che mi aspetta e la mia voglia di arrivare da lui, dalla quantità di auto che incontro, dal buio ... insomma la sera la amo un po' meno ma ... la mattina lei è per me LIBERTA' ... e pensare che credevo che non avrei mai guidato un auto, figuriamoci amarla.
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